
Chi ha fatto un percorso cognitivo-comportamentale lo sa: la seduta dura un'ora, la settimana ne ha centosessantotto. Quello che succede nelle altre centosessantasette è dove la terapia funziona davvero.
Per questo la CBT assegna compiti — gli homework: un diario dei pensieri, un'esposizione graduale a qualcosa che si evita, un esercizio di respirazione, un'attività da riprendere. Non sono compiti a casa nel senso scolastico: sono il modo in cui una strategia smette di essere una cosa capita e diventa una cosa che sai fare.
Ed è anche il punto in cui si molla. Non per pigrizia: perché il momento in cui servirebbe l'esercizio è quasi sempre il momento in cui non ti ricordi di averlo, o non hai voglia, o sono le undici di sera.
Che cosa dice uno studio recente
C'è un dato che vale la pena conoscere, e che riguarda esattamente questo spazio.
In uno studio randomizzato controllato pubblicato su Communications Medicine, 540 adulti con sintomi di ansia o depressione sono stati divisi in due gruppi per sei settimane: a un gruppo un'app di terapia cognitivo-comportamentale basata su AI generativa, all'altro eserciziari digitali tradizionali.
Il risultato: chi usava l'app ci è tornato 2,4 volte più spesso e per una durata 3,8 volte maggiore. La riduzione dei sintomi e la sicurezza sono risultate comparabili fra i due gruppi.
Ciò dimostra che le persone continuano a usarla, mentre gli eserciziari "classici" li abbandonano più facilmente. Che per un lavoro che funziona solo se lo fai davvero non è un dettaglio secondario — è il problema principale.
Un'ultima cosa nello stesso studio: chi usava le funzioni di personalizzazione ha ottenuto una riduzione dell'ansia maggiore e un benessere complessivo migliore.
Che cosa può fare, in concreto, fra una seduta e l'altra
Ricordarti l'esercizio nel momento in cui serve. Il diario dei pensieri funziona se lo compili vicino al momento difficile, non tre giorni dopo a memoria.
Aiutarti a scriverlo. «Che pensiero ti è passato per la testa?» è una domanda semplice a cui è difficile rispondere da soli. Avere qualcosa che te la fa, e che ti aiuta a distinguere il pensiero dall'emozione, rende l'esercizio molto meno faticoso.
Rispiegarti una tecnica che avevi capito in studio e che ora non ricordi. Capita a tutti, e non è il caso di aspettare la settimana dopo per una cosa che si spiega in tre righe.
Tenere traccia. Un andamento di due settimane è un'informazione che in seduta vale molto più di «così così».
Coprire i buchi. Le vacanze, la seduta saltata, il periodo in cui il terapeuta non c'è e ti farebbe comodo anche semplicemente rileggerti gli esercizi che ti aveva assegnato.
Quello che non deve fare, mai
Qui non ci sono sfumature.
Non deve dare un secondo parere sulla tua terapia. Se ti trovi a chiedere a una chat se il tuo terapeuta sta facendo la cosa giusta, la domanda va fatta al terapeuta. È scomoda, ed è esattamente per questo che è terapeutica.
Non deve modificare gli esercizi. Un'esposizione graduale ha una gradualità decisa da chi ti conosce. Un'applicazione che te la accelera perché sembri motivato può farti male.
Non deve dire niente sui farmaci. Né sull'opportunità, né sui dosaggi, né sugli effetti. Quello è il medico.
Non deve sostituire la seduta. Se cominci a preferire la chat all'appuntamento, dillo in seduta: è materiale utile, non una colpa.
Come usarla bene, in quattro mosse
Dillo al tuo terapeuta. È la prima e la più importante. Non per chiedere il permesso, ma perché sappia con che cosa stai lavorando fra una seduta e l'altra.
Concordate a che cosa serve. «Uso l'app per il diario dei pensieri» è un accordo. «Uso l'app» non lo è.
Porta in seduta quello che ne esce. Il materiale delle settimane, comprese le volte in cui non hai fatto l'esercizio — soprattutto quelle.
Tieni la misura. È uno strumento di lavoro, non un posto dove stare. In psAico il limite di tre ore a settimana è lì per questo.
Una nota per i colleghi
Questa parte riguarda chi lavora in ambito clinico.
L'obiezione più seria a uno strumento del genere è che il paziente porti in terapia materiale prodotto da qualcun altro. È fondata, e la risposta non è tecnologica ma clinica: lo strumento va concordato, come si concorda qualsiasi homework, e quello che ne esce si porta in seduta come qualunque altro materiale.
Il dato dello studio su 540 persone dice una cosa che vale la pena tenere: il vantaggio dimostrato è sulla costanza. Cioè su quella parte del lavoro che i pazienti abbandonano per prima e che il terapeuta non può presidiare a distanza.
psAico nasce dall'esperienza clinica dello Studio di Psicologia del dott. Michele Facci ed è costruito per stare in questo spazio: psicoeducazione, auto-monitoraggio, supporto agli esercizi. Non formula diagnosi, non si esprime sulla scelta dei professionisti, non tocca la terapia farmacologica, e le basi scientifiche sono documentate per esteso.
Fonti
- McFadyen J, Habicht J, Dina LM, Harper R, Hauser TU, Rollwage M. Increasing engagement with cognitive-behavioral therapy (CBT) using generative AI: a randomized controlled trial (RCT). Commun Med (Lond). 2026 Jan 15;6(1):129. doi: 10.1038/s43856-025-01321-8. PMID: 41540194.
- Sohn JS, Ha BG, Park S, Kim JJ, Lee E, Oh H, Lee S, Kim E. Systematic review and meta analysis of chatbots in the management of depressive and anxiety symptoms. NPJ Digit Med. 2026 Mar 25;9(1):377. doi: 10.1038/s41746-026-02566-w. PMID: 41882250.
Domande frequenti
Devo dire al mio psicoterapeuta che uso una chat AI?
Sì. Non per chiedere il permesso: perché possa integrare quello che fai fra una seduta e l'altra nel percorso. Molti terapeuti, sapendolo, ti indicano su che cosa concentrarti.
Che cosa sono gli homework in terapia cognitivo-comportamentale?
Sono gli esercizi che il terapeuta assegna fra una seduta e l'altra: diari dei pensieri, esposizioni graduali, esercizi di respirazione o rilassamento, attività da riprendere. Servono a trasformare quello che si capisce in studio in qualcosa che si sa fare nella vita di tutti i giorni.
Una chat AI può fare psicoterapia?
No, e psAico non lo fa. La psicoterapia è un percorso condotto da un professionista sanitario dentro una relazione. Uno strumento come questo può accompagnare il lavoro fra una seduta e l'altra: è un ruolo diverso e molto più circoscritto.
Serve solo a chi è già in terapia?
No: può essere utile anche a chi non fa alcun percorso, per conoscere strategie e tenere d'occhio il proprio benessere.
Revisione clinica del 26 luglio 2026 a cura del Dott. Michele Facci, psicologo e psicoterapeuta - Ordine degli Psicologi della Provincia Autonoma di Trento - n. 844.
